Romero! La voz de los sin voz

Gli anni ‘70/’80 furono anni di guerra e di rivoluzioni per l’America Centrale. Un piccolo Paese, El Salvador, si affacciava alle cronache mondiali perché diveniva il centro dello scontro ideologico tra le due Superpotenze. Ma soprattutto il mondo intero conobbe la realtà Salvadoregna grazie ad un Vescovo coraggioso che denunciava la violenza delle opposte fazioni: il governo militare e la sinistra armata.

Mons. Romero venne ucciso con un solo colpo di fucile dritto al cuore, il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la Messa, precisamente nel momento dell’offertorio. Una morte annunciata. Venne ucciso nel quadro di una vera e propria persecuzione contro la Chiesa, colpevole, secondo la logica dei mandanti, di aver suscitato nei contadini la “coscienza” delle cause dell’ingiustizia e la consapevolezza dei Diritti Umani.

E’ frequente vedere interpretato Romero come un “rivoluzionario”, o addirittura un reazionario “convertito” al Marxismo. Ma Romero è tutt’altro che un politico, di destra o di sinistra. Egli incarnò pienamente, nella realtà ingiusta di El Salvador, “l’opzione preferenziale per i poveri” che la Chiesa del Concilio Vaticano II prima, e Medellin e Puebla poi, chiedevano.

Romero non era certamente un “eroe” dedito alla lotta. Era un uomo qualunque, con paure, debolezze, indecisioni e contraddizioni. La sua vera “conversione permanente” a Cristo rese la sua Parola un riferimento a quanti credono ancora che un mondo più giusto sia possibile. Le sue omelie di denuncia divennero così: “la voz de los sin voz”. Niente di politico dunque, ma una ferrea dedizione al suo popolo sofferente.

Dunque è questo il quadro politico-sociale e i riferimenti contenutistici della drammaturgia del regista Corrado Sorbara. Non vi sono posizioni politiche “a priori”, ma una lettura quanto più realistica alla tragica realtà del Salvador specialmente nel periodo 1977/’80, periodo nel quale Monsignor Romero era Arcivescovo. A tal proposito molti dei brani riportati nel testo sono fedelmente ripresi dalla voce dei protagonisti e ripresi dalle interviste fatte a San Salvador. Inoltre, una presenza forte e significativa affianca Romero nella lotta contro l’ingiustizia. E’ Marianella Garcia Villas, rivoluzionaria-senz’armi, che dedicò la sua vita ai “campesinos” e, assieme a Romero, ai “desaparacidos”.

Come Romero ( e come tante altre donne, sacerdoti, uomini), fu uccisa con l’accusa di essere, appoggiare, simpatizzare e favorire l’ingresso dei Comunisti nel Paese. Un “pretesto” pianificato dagli Stati Uniti per paura del verificarsi di “un’altra Cuba”.

Lo spettacolo Romero, che nasce da una ricerca del regista su i “martiri in contesti politici”, è stato realizzato grazie all’interesse del Vescovo della Diocesi di Terni, Monsignor Vincenzo Paglia, e dall’incontro a San Salvador con il Vicario Generale di San Salvador, Monsignor Jesus Delgado (già segretario di Romero).

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